“Il sequestro di beni ai patron dell’Ilva rimettono in discussione l’intera privatizzazione e danno ragione ai dubbi sollevati dalla Uil nel ‘95”

“Il sequestro di beni ai patron dell’Ilva rimettono in discussione l’intera privatizzazione e danno ragione ai dubbi sollevati dalla Uil nel ‘95”

“L’ingente sequestro di beni deciso ieri dalla Procura di Milano nei confronti di Emilio e Adriano Riva, non solo mette in discussione la privatizzazione dell’Ilva, ma rivaluta appieno il ricorso presentato dalla Uil Puglia nel lontano 1995”: è quanto sostiene il segretario generale della Uil di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese, nel commentare la decisione dei magistrati milanesi, che hanno sequestrato beni per un miliardo e duecentomila euro ai patron del siderurgico tarantino. “Non è un caso – spiega Pugliese – che tutto parte dal 15 marzo 1995, ovvero il giorno della privatizzazione del colosso dell’acciaio: una operazione che sollevò parecchi dubbi e che la Uil definì subito poco chiara e poco trasparente. Non a caso, presentammo un ricorso alla Procura di Taranto, curato dall’avvocato Enzo Torsella”.

Pugliese ripercorre poi l’iter del ricorso stesso: “In una prima fase – ricorda il segretario – ci lasciarono intendere che sarebbe stata fatta chiarezza, quindi fu tentata una prima archiviazione, alla quale ci opponemmo. Dopodiché ci chiesero di quantizzare il valore dell’Ilva. Ma considerato che i Riva non acquistarono soltanto Taranto, ovvero lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa, ma anche altri insediamenti  ILVA sparsi in Italia, avremmo di fatto dovuto mettere insieme una squadra di tecnici che avrebbero dovuto lavorare per chissà quanto tempo. In sostanza, ci fu chiesto l’impossibile e alla lunga il ricorso fu archiviato”.

Ma i lati oscuri non sono mai stati cancellati: “Basti pensare – osserva Pugliese – che una operazione di quella portata non fu oggetto neanche per un minuto di una discussione in Parlamento. Ma oggi, tutto quanto da noi sostenuto a suo tempo emerge in maniera deflagrante dalla Procura di Milano. E del resto, quando Riva ottenne la privatizzazione si diceva che fosse indebitatissimo perché si era già esposto per l’acquisizione del 20% delle acciaierie di Terni, insieme alla Thyssen. La vicenda di ieri, riporta a galla tutte le perplessità esposte dalla Uil nel ricorso del ’95, compreso il fatto che da quella colossale privatizzazione sembra che lo Stato non abbia mai incassato un solo centesimo. Ci auguriamo – conclude Pugliese – che chi di competenza possa ora tornare a verificare la liceità e la regolarità di una privatizzazione che non ha mai convinto nessuno. E se le cose dovessero stare davvero come sembrerebbe, l’Ilva dovrebbe tornare allo Stato”.

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Tags: Ilva, riva, taranto

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